Category: Scienze



di Valerio Simeone

La notizia scappa per sbaglio da una convegno e brucia le tappe prima del previsto. Doveva uscir fuori solo a febbraio prossimo, ma qualche sveglio cronista l’ha data in pasto alle agenzie ed eccoci qui.

La Terra potrebbe avere molti pianeti gemelli. Giusto un centinaio di milioni, su per giù, anche se lievemente differenti per dimensioni. Si parla, infatti, in molti casi di diametri di quasi il doppio rispetto alla Terra. A rivelarlo lo studio del progetto Kepler costato 600 milioni di dollari. Una sonda inviata a marzo 2009 nello spazio proprio per sbirciarne l’orizzonte.

Su un campione di 1.160 sistemi analizzati nella Via Lattea, pari ad un raggio di azione di 3 mila anni luce, ne sono stati individuati almeno 140 simili al nostro. Che significherebbe, proiettando il numero sull’intera Via Lattea, almeno 100 milioni di pianeti compatibili con la Terra.

Un numero enormemente superiore a quanto si aspettavano gli astronomi. “La nostra galassia è piena di pianeti come la Terra” ha detto Dimitar Sasselov dell’università di Harvard e direttore del progetto Harvard Origins of Life durante la Ted Global conference”. Il problema è che dovremo accontentarci si studiarne “al massimo una sessantina per via del nostro piccolo telescopio” nei prossimi due anni.

Secondo quanto riportato dalla rivista Science, Dimitar Sasselov ha proiettato un grafico di 265 pianeti esaminati da Kepler, circa 140 dei quali marchiati come simili alla Terra “non perchè siano abitati o abitabili ma perchè di dimensioni similari”.

Fino ad oggi la maggioranza dei pianeti al di fuori del nostro sistema solare  erano del tipo giganti gassosi, come Giove, e non mondi rocciosicome la Terra o Marte.

31/07/10

Spazio: Iss, navetta cargo russa aggancia stazione

ROMA – Dopo il primo tentativo fallito venerdi’ all’ultimo minuto per problemi tecnici, la navetta spaziale cargo russa senza equipaggio Progress e’ riuscita ad attraccare il modulo russo Zvezda (Stella) della Stazione spaziale internazionale (Iss) con il suo carico di approvvigionamenti e materiali per i sei astronauti – tre russi e tre americani – che l’abitano. “Alle 20:17 ora di Mosca (le 18:17 in Italia, ndr) la Progress M-06M si e’ agganciata al modulo ‘Zvezda’ dell’Iss”, ha precisato il portavoce del controllo missione russo (Tsoup), Valery Lyndin, sul suo sito internet. “Tutto e’ andato liscio”, ha aggiunto. “L’aggancio e’ stato compiuto in regime automatico sotto il controllo degli specialisti del Tsoup, alla periferia di Mosca”, ha aggiunto il portavoce. L’altro ieri il Progress, lanciato il 30 giugno dalla base di Baikonur, in Kazakhstan, ha fallito l’aggancio, e la navetta cargo, che in un primo momento appariva fuori controllo, e’ transitata vicino alla stazione orbitante a una distanza giudicata pero’ non pericolosa. Cosa fosse andato storto venerdi’ non e’ stato del tutto chiarito ufficialmente, anche se l’agenzia Itar-Tass ha fornito qualche dettaglio: “Fino a quel momento tutto era andato liscio, poi il sistema (di attracco) automatico e’ andato in avaria”, sembra pochi minuti prima del “rendez- vous”.

Secondo la Nasa, l’ente spaziale Usa che e’ partner nell’ Iss insieme a Russia, Canada, Giappone e all’Europa (16 i Paesi che partecipano), si e’ trattato di un “problema di telemetria” che ha mandato in panne il sistema automatico (Kurs). A quel punto, si e’ saputo, era troppo tardi per attivare il sistema manuale (Toru), che avrebbe dovuto essere pilotato a distanza dall’interno dell’Iss dal comandante russo, Alexander Skvortsov.

Un incidente simile era gia’ accaduto il primo maggio, quando la precedente navetta Progress aveva dovuto attivare la manovra di attracco manuale perche’ il Kurs era andato in avaria. Riuscita oggi la manovra, l’equipaggio internazionale dell’ Iss, che orbita a circa 350 chilometri dalla terra, ha potuto ricevere 2.630 chili di approvvigionamenti, in particolare generi alimentari e acqua, oltre a 860 chili di propellente, ossigeno, equipaggiamento scientifico e pezzi di ricambio. I sei a bordo della stazione orbitante, oltre al comandante russo Skvortsov, sono i cosmonauti russi Mikhail Korniyenko e Fyodor Yurchikhin e gli astronauti statunitensi Doug Wheelock, Tracy Caldwell e Shannon Walker. Derivata direttamente dalla storica navetta sovietica Sojuz ma senza pilota, una volta agganciata alla stazione orbitale la Progress ci rimane fino all’arrivo della successiva navetta cargo. Quindi, colma di rifiuti, viene sganciata e si distrugge per l’attrito con l’aria quando ricade nell’atmosfera terrestre. (Ansa)

05/07/10

di Valerio Simeone

Pescara. La depressione post-partum, quella che potrebbe essere alla base del recente rapimento del piccolo bimbo di Nocera Inferiore, in realtà si può prevenire. Il termine era fino a poco tempo fa piuttosto sconosciuto, ma ora si sta facendo luce su di esso e gli studi dicono che è possibile prevenirla con un corso di preparazione pre e post nascita.

«Si sente parlare sempre di più di depressione post-partum, ma cosa sia precisamente e cosa si possa fare per prevenirla sono in pochi a spiegarlo», racconta all’Agenzia FotoWireless la dottoressa Alessia Lotti, psicologa, insegnante dell’Aimi (associazione italiana massaggio infantile) e insegnante di corsi pre e post parto. «Se ne discute nei salotti televisivi e nei tg per dare solo una veloce giustificazione ai fatti di cronaca.  Ma non se ne parla mai abbastanza per far sì che questi episodi non avvengano più».

E’ proprio in queste ore la notizia del bambino rapito da un’infermiera a Nocera Inferiore sta facendo il giro del mondo. La depressione post partum, in realtà, può essere tenuta sotto controllo, curata e persino prevenuta.

«Il problema principale resta sempre la diagnosi. Le donne in questa situazione, infatti, spesso si sentono in colpa del proprio stato e quindi tengono nascosti i sintomi per paura di essere considerate delle cattive madri», spiega la psicologa. «In realtà la donna dovrebbe comprendere che il primo passo per la risoluzione del problema è parlarne liberamente con familiari e soprattutto con esperti», afferma. «Spesso si attribuisce la causa di questi stati depressivi alle variazioni ormonali che avvengono dopo il parto. In realtà queste modificazioni, dette Baby Blues, che colpiscono circa l’80% delle donne subito dopo la gravidanza, non rappresentano una patologia né necessitano di un intervento psicologico e tanto meno farmacologico, dato che si esauriscono nel giro di poche settimane».

Insomma la depressione è qualcosa di ben più importante poiché si tratta di un problema complesso e sempre più frequente. «Si stima che al giorno d’oggi questo disturbo colpisca il 10% – 15% delle madri», precisa la dottoressa. A conferma di ciò ci sono gli altrettanto allarmanti dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: si ritiene che la depressione possa essere la quarta causa di disabilità per le donne.

E in effetti è corretto parlare di una vera e propria malattia invalidante: questi episodi possono perdurare fino a 10 mesi dopo la nascita del bambino. «Sono mesi molto duri nella donna dove  si genera un forte senso di inadeguatezza perché la sua condizione non le consente di prendersi cura del bambino come farebbe una “brava mamma”. I primi episodi si possono presentare già dal terzo mese e durare fino al primo anno dopo il parto».

«È importante sottolineare», prosegue l’esperta, «che la depressione post-partum non curata può cronicizzare, e che quindi anche il rapporto madre-bambino ne subisca conseguenze. La madre depressa è una donna che non riesce a provare emozioni nei confronti di nessuno, compreso il suo bambino che al contrario avverte come un peso. E’ una donna che si sente incapace come madre e come moglie e che si sente in colpa anche nei confronti del bimbo, del suo partner e di chiunque le stia accanto».

E’ difficile imputare ad una singola causa l’insorgenza di questo fenomeno. Studi indicano che concorrerebbero alla sua comparsa fattori come variazioni ormonali e il fatto che la donna durante la gravidanza subisca modificazioni sul piano fisico, mentale, sociale e relazionale. Nella depressione postnatale i sintomi che si presentano sono stati d’ansia, panico, preoccupazioni eccessive per la salute del bambino, sbalzi d’umore, tristezza, pianto improvviso e incontrollato, disturbi del sonno, inappetenza, senso di inadeguatezza, disperazione, stati confusionali e perfino pensieri di morte.

Ma è importante sottolineare come «a differenza dei Baby Blues la depressione post partum non regredisce spontaneamente. Per poter guarire è opportuno integrare una psicoterapia con un trattamento farmacologico e oggi possiamo affermare con serenità che si può prevenire. E’ possibile farlo completamente o attenuandone le manifestazioni, agendo soprattutto a livello psicologico sulla madre e  su chi le sta attorno. Per quanto riguarda la neomamma può essere molto utile frequentare un corso di preparazione al parto e continuare a chiedere l’assistenza ad esperti anche dopo la nascita del bambino. E’ altresì importante organizzarsi con il partner e familiari per la gestione del bambino e della vita da neo-genitori».

09/06/10

Benvenuta cometa Mc Naught. Inizia lo spettacolo celeste dell’astro chiomato dell’anno. Raggiungerà il perielio il 2 luglio 2010 passando a una sessantina di milioni di km dal Sole. E’ il 54mo astro chiomato finito nella rete telescopica dell’astronomo australiano McNaught dell’Australia’s Siding Spring Observatory. La sua orbita è iperbolica: è il suo primo viaggio all’interno del Sistema Solare, dai gelidi territori inesplorati della nube di Oort. C’è da catturare all’oculare una cometa: preparate telescopi e binocoli astronomici.

Benvenuta cometa Mc Naught! Inizia lo spettacolo celeste dell’astro chiomato dell’anno. Preparate telescopi e binocoli astronomici. Puntateli al cielo stellato, verso est, all’alba. E’ in arrivo la nuova cometa C/2009 R1 Mc Naught. Scoperta il 9 settembre 2009, è il 54mo astro chiomato finito nella rete telescopica dell’astronomo australiano McNaught dell’Australia’s Siding Spring Observatory.

Secondo le stime più favorevoli, a fine giugno 2010 sarà visibile ad occhio nudo non solo dall’emisfero Nord ma anche in pieno giorno durante la prossima eclisse totale di Sole dell’11 luglio 2010 visibile dalla Polinesia francese e dall’Isola di Pasqua. Il rito si rinnova per tutti, astronomi professionisti e semplici astrofili, amanti delle meraviglie del Creato. Non solo per i fortunati visitatori delle esotiche isole del Pacifico. L’Unione Astrofili Italiani si è già mobilitata sul territorio, organizzando “veglie” osservative per tutti. C’è da catturare all’oculare una cometa. O meglio, gli splendidi colori di un nuovo astro chiomato. Che ha deciso di lasciare, per la prima volta dalla sua nascita, i gelidi territori inesplorati della nube di Oort ai confini del nostro Sistema Solare, per venire a farci visita. Come non rispondere alla chiamata? Qualcuno dovrà pure accogliere la nuova cometa? E nel comitato di benvenuto e di accoglienza molti astronomi hanno deciso di aderire. Come mancare l’appuntamento dell’anno con una cometa finalmente luminosa dopo mesi di lontani batuffoli appena visibili al telescopio? Come al solito, al momento del suono della “sveglia” cosmica, anche negli orari più improbabili mattutini, la mente in prima battuta si rifiuta di assecondare la strampalata “passione”. Ma poi tutto si supera con un buon caffè espresso italiano. La cometa dal nome scientifico “C/2009 R1 Mc Naught” (la chiamiamo Mc Naught per pura semplicità, ma non possiamo confonderla con le molte altre scoperte dallo stesso Autore, che hanno già dato spettacolo!) si trova tra le costellazioni di Andromeda e del Triangolo. E, stando alle ultime osservazioni astronomiche (www.spaceweather.com), mappa stellare alla mano, fa già il suo bel figurone bassa all’orizzonte e ancora lontana dal suo massimo splendore. E’ molto compatta ed estesa, già luminosa tra la quinta e la sesta magnitudine. Prima della fine di giugno potrebbe raggiungere la seconda magnitudine, come le stelle del Grande Carro.

Ma le comete sono imprevedibili e insidiose. Più si avvicinano al Sole, più i ghiacci danno vita a spettacolari “eruzioni” di polveri e gas che ne alimentano la tradizionale “coda”. La densa condensazione nucleare di colore verde finora osservata, la rende apparentemente estesa più del pianeta Giove, mentre la lunga coda di ioni raggiunge già la ragguardevole distanza di un milione di Km dal nucleo. Quindi facilmente osservabile, anche ai profani, con strumenti relativamente luminosi a bassi ingrandimenti. Promette davvero bene. Non lontano dalla stella Polare brilla la C/2009 K5 Mc Naught, la “sorella”, a sua volta ben visibile ma meno luminosa e meno condensata ma di dimensioni relativamente paragonabili. L’arrivo di una cometa osservabile dalla Terra è un evento raro. Se nel Medioevo era segno di sventura (annunciava guerre, morbi e carestie) in realtà oggi è sicuramente un buon viatico per l’osservazione degli oggetti celesti che apparentemente la nostra cometa attraversa nella sua orbita attorno al Sole. La maggior parte di questi astri chiomati di piccole dimensioni, si rende visibile solo ai telescopi spaziali in prossimità del nostro luminare, poco prima di sbattergli addosso disintegrandosi. Sono le cosiddette “comete suicide”, catturate dal campo gravitazionale del Sole. Ma tutte le altre descrivono orbite relativamente più tranquille, con periodi più o meno lunghi. Tutti ricordano la Halley del 1986 che tornerà a visitarci in questo 21° Secolo. E le due grandi splendide comete negli Anni Novanta: la Hyakutake 1996 e la Hale-Bopp 1997. In genere le comete si rendono visibili dalla Terra poco prima del sorgere del Sole e poco dopo il tramonto: è il momento giusto per scoprirle al tele-binoscopio. E’ il comportamento della cometa C/2009 R1 McNaught nella sua folle corsa di avvicinamento al nostro luminare, quindi alla Terra. Lo spettacolo è cominciato a metà di maggio con una magnitudine 8.5, decisamente migliore della decima originariamente prevista. E’ bassa all’orizzonte est alle prime luci dell’alba. Tra il 31 maggio e il 1° giugno (6-7° magnitudine) è passata vicino alla stella Beta Andromedae, tra M33 e M31. Tra il 6 e il 7 giugno era a circa 2 gradi dalla stella doppia di seconda magnitudine Gamma Andromedae. E siamo alle previsioni astronomiche, molto più attendibili di quelle geofisiche!

La cometa passa a circa un grado a nord dell’ammasso aperto M34 di Perseus la mattina del 10 giugno e tre gradi a sud della stella di 1.8 magnitudini Mirfak (Alpha Persei) il 13 giugno. Quando celebreremo la liberazione della città di Teramo dal giogo nazi-fascista del 1944. La cometa McNaught, allora, comincerà a dare spettacolo, offrendo la migliore configurazione astronomica per l’Italia (Luna Nuova). Il cielo sarà oscuro, inquinamento luminoso permettendo. Poi, tra il 21 e il 24 giugno, l’astro chiomato passa vicino a due stelle importanti: Capella (Auriga, magnitudine zero) e Beta Aurigae (seconda magnitudine). Nel frattempo la luminosità del nostro astro chiomato aumenterà fino alla quarta magnitudine nonostante il ritorno della Luna. Al perielio del 2 luglio 2010 la cometa si immergerà nello splendore solare a una distanza di soli 0,405 Unità Astronomiche (U.A.= distanza Terra-Sole, circa 149.597.870691 km) dalla nostra stella; abbondantemente distante dalla Terra (il suo massimo avvicinamento di metà giugno è a circa 1,135 U.A.). Subito dopo aver doppiato il Sole, la cometa si allontanerà rapidamente nei cieli dell’emisfero sud. La sua “rotta” orbitale è iperbolica. Ciò significa che è il suo primo viaggio all’interno del Sistema Solare. Significa anche che la sua luminosità è imprevedibile e potrebbe riaccendersi anche in futuro. Quindi, è bene controllare spesso le mappe stellari, anche su Internet, per qualsiasi aggiornamento. Il Siding Spring Survey, dove lavora l’astronomo McNaught, è stato creato dall’Agenzia Spaziale Americana (Nasa) per tracciare le orbite di asteroidi e comete alla ricerca degli oggetti più strani e imprevedibili che potrebbero in futuro avvicinarsi troppo alla Terra (Near-Earth Objects), magari provocando un impatto cosmico! La ricerca è H24, ovviamente nell’infrarosso. McNaught ha scoperto questa che sicuramente non sarà la “sua” ultima cometa (“non è mai stata pericolosa per la Terra”) quando l’astro chiomato in questione brillava della 17ma magnitudine in un’immagine scattata lo scorso 9 settembre. Ma il nostro record-man ne aveva già stabilito l’orbita facilmente. A dimostrazione del fatto che le comete sono gli oggetti più belli ma anche più imprevedibili e, potenzialmente, più insidiosi nel caso della previsione di un impatto cosmico sulla Terra. Avremmo solo pochi mesi di preavviso, pre-allerta e pre-allarme nella migliore delle ipotesi, prima del grande botto finale! A differenza degli asteroidi, relativamente più “controllabili e sinceri”.

Una delle più famose comete scoperte da McNaught è sicuramente quella conosciuta come “C/2006 P1”, la Grande Cometa dell’Anno Domini 2007. Si rese visibile ad occhio nudo mentre passava vicino al Sole a metà gennaio, brillando della magnitudine negativa (la più “forte”) -5-6°, con la sua enorme coda di ioni che avvolse i cieli stellati della Terra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA                                                            Nicola Facciolini

MOSCA – Devono simulare il più lungo volo spaziale con uomini a bordo della storia, fino all’atterraggio sul pianeta Marte, sperimentando i possibili effetto psicologici: oggi nella periferia di Mosca sei astronauti, fra cui l’italiano Diego Urbina, si chiudono dietro lo sportello alle 14:00 (le 12:00 italiane) per i prossimo 240 giorni.

Poi tre di loro faranno finta di esplorare il pianeta rosso per un mese, e dopo la ‘navicella’, una saletta di 180 metri quadri con servizi minimi, ma essenziali, ripartirà – sempre per finta – verso la terra. In tutto, 520 giorni senza la possibilità di vedere parenti e amici, con una comunicazione via sms, gestita dal centro di controllo, che si farà sempre più rarefatta, fino a dover sopportare un intervallo fra le parti di 40 minuti.

Per i sei, oltre a Urbina un francese, un cinese e tre russi, il tempo verrà diviso fra lavoro, ricreazione e riposo, ognuno di otto ore al giorno. I viveri verranno razionati. La simulazione non potrà fare accelerare i tempi del vero viaggio su Marte, previsti fra almeno 30 anni, né potrà prescindere dalla vicinanza fra le orbite del Pianera rosso e della Terra, che variano fra loro dai 55 agli oltre 400 milioni di chilometri .

Ma l’Istituto russo per i problemi biomedici (Ibmp) e l’Agenzia spaziale europea (Esa) sono interessati a scoprire da oggi gli effetti sulla mente del lungo, duro, futuro viaggio. Possono vederli anche gli utenti di Internet, che possono seguire la simulazione verso Marte attraverso Google e il sito http://mars500main.appspot.com/. (Ansa)

04/06/10



Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.