
di Valerio Simeone
Pescara. In un giorno e mezzo la questura di Pescara unitamente a quella di Ancona ha redatto un identikit del killer di Italo Ceci, il 60enne pescarese freddato con tre colpi alla schiena venerdì sera, in pieno centro a Pescara.
Un omicidio che porta la firma a regola d’arte di un regolamento di conti in perfetto stile camorristico. Un fatto che fa piombare la città nell’incubo, anzi, la certezza, della malavita organizzata. Questa volta non si scherza. La situazione è seria e metterà dura prova il lavoro degli investigatori.
Poche le tracce che si concentrano su due elementi, almeno per adesso: una testimonianza locale da cui è stato estrapolato l’identikit dai disegnatori della Polizia ed una Fiat Punto bordeaux rubata a novembre a Montesilvano. L’auto è stata rinvenuta subito dopo ed è stata posta sotto sequestro. Su di essa saranno eseguiti i più capillari esami alle tracce di reperti e dna. Nel frattempo una larga quantità di “stub” (reagenti chimici su polvere da sparo da passare sulle mani di sospettati) è stata eseguita. Occorreranno alcuni giorni per i risultati.
La chiave del delitto, o per meglio dire l’unica certezza in mano alle indagini, cade appunto sull’utilitaria utilizzata e rubata tre mesi fa. Un omicidio che doveva concludersi molto prima ma slittato per qualche motivo?
E perché l’auto è rimasta parcheggiata nei pressi dell’attività commerciale per diversi giorni? Una prassi alquanto anomala pensando al fatto che l’auto per una fuga deve essere sicura e veloce. Tenerla ferma nel parcheggio non assicura una pronta accensione, elemento essenziale per poter scappare.
Da qui nasce una nuova ipotesi: è stata utilizzata per acquisire video o audio a distanze remote per carpire le abitudini di Italo Ceci? Se fosse così potrebbero uscire presto nuovi elementi. (FotoWireless)
22/01/12

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